Il prezzo da pagare

chi muore in montagna su una via oggettivamente pericolosa non é un grande uomo – per essere stati “grandi” nella vita bisogna fare ben altro che salire montagne difficili. Non mi fa pena chi, alla fine muore salendo egoisticamente una dietro l’altra vie con pericoli oggettivi elevatissimi… praticamente vie mortali. Mi fanno pena i familiari… quelli che rimangono e che inizialmente, cercando disperatamente di farsene una ragione,  diranno che i loro cari sono morti facendo quello che più amavano. Giustificazioni che verranno spazzate via dal tempo – quando si ritroveranno da soli davanti ad una finestra a guardar fuori e penseranno a quanto sia devastante la mancanza di un figlio, di una persona cara, di un marito – si ritroveranno nel buio della notte e sentiranno quel vuoto dentro al cuore che nessuno potrà più riempire… solo allora probabilmente capiranno che “giocare” così ripetutamente con la morte non aveva senso.

Ma col senno del poi siamo tutti bravi.

Nel frattempo chi muore viene rimpiazzato perché lo show deve continuare costi quel che costi – e la storia dell’alpinismo lo certifica – e allora avanti giovani alpinisti pieni di motivazione, le montagne vi attendono – ma fate attenzione ai vostri cari, a un genitore, a una moglie, a un figlio… quando uscirete di casa con lo zaino in spalla, fate attenzione ad una loro mezza parola di preoccupazione ad un loro sfuggente sguardo di sgomento… ecco quelli sono i segnali di persone che vi amano e che mai vorrebbero che la vita facesse pagare loro un prezzo così alto come la morte.

 

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