Consumato l’alpinismo

Se vi siete guardati attorno e avete realizzato bene la situazione vi sarete accorti che l’alpinismo e tutte le sue specialità sono arrivate alla fine. Questo è dovuto al fatto che per vivere, l’alpinismo ha bisogno di terra, roccia, ghiaccio, montagne, vette, insomma tutta roba nuova e fresca da poter essere esplorata e salita. Quindi abbiamo raggiunto il picco, la vetta (è quasi tragicomico); abbiamo tracciato ogni via possibile, gli spit e i chiodi messi rimarranno là per sempre a meno di una nuova era geologica che rimodelli le catene alpine. L’alpinismo di punta non c’è più; gli ottomila vengono scesi con gli sci, si tentano in inverno come se interessasse ancora a qualcuno, il 9C mi sa tanto di record sui 100 metri che nessuno riesce più a ritoccare; si si ci saranno ancora piccolissimi miglioramenti ma gli appigli quelli sono, piccoli!!! –  a meno che le nuove generazioni non nascano con delle dita particolari anche nella difficoltà pura credo che la “vetta” sia arrivata. L’ alpinismo non è ciclico, non si potrà ricominciare tutto da capo – abbiamo consumato tutte le possibilità quindi si dovrà continuare con quello che abbiamo fatto – ci sarà credo un ritorno al classico – in mancanza di qualcuno che mi fa sognare vado a vivere io stesso quei sogni – si tornerà a leggere dell’alpinismo romantico, avventuroso, esplorativo – vivremo questa nuova fase guardando al passato che è sempre una bella cosa. L’alpinismo vivrà di se stesso?